Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

Sulla lenta destrutturazione delle nostre Forze Armate

Published by Silendo on Ottobre 14, 2014

Un bel commento di Alberto Scarpitta (pubblicato su Analisi Difesa) il quale evidenzia quanto stia degradando l’operatività dell’Esercito e dell’Aeronautica e quanto miope sia la visione strategica della nostra classe dirigente.

[…] E’ assolutamente chiaro che per la sopravvivenza stessa del nostro strumento militare, in un momento storico caratterizzato da minacce crescenti ed instabilità diffusa, si impongono scelte difficili ma inevitabili, sia che queste emergano dal Libro Bianco, sia che scaturiscano spontaneamente dal susseguirsi degli eventi.
In buona sostanza tutto dipende dalla nostra visione della realtà, da come ci vogliamo collocare nell’ambito della comunità internazionale, dalla determinazione con la quale vogliamo perseguire l’interessa nazionale e di conseguenza dalla volontà politica di impiegare, se necessario, anche la forza per tutelare queste ambizioni.
Se le risposte a tali quesiti, e soprattutto all’ultimo, saranno vaghe, incerte e non terranno conto dell’effettiva situazione strategica internazionale, potremo continuare il nostro incerto cammino nel solco tracciato negli ultimi anni.
Le Forze Armate assumeranno sempre più un ruolo di facciata e, a dispetto di numeri e costi ancora importanti, esprimeranno una capacità operativa del tutto marginale, rendendoci sempre più dipendenti, in settori strategici vitali, da alleati non necessariamente benevoli e spesso mossi da finalità ed interessi che non collimano con i nostri e talvolta ne divergono totalmente.
Ci potremo sempre auto convincere che la missione principale dell’Esercito è rappresentata dall’operazione Strade Sicure, dal pattugliamento della Terra dei Fuochi e dalla sorveglianza ai siti di stoccaggio delle immondizie, mentre la Marina potrà dedicarsi in via esclusiva al traghettamento di migliaia di clandestini. E non ci sarà motivo di rinnovare la componente d’attacco dell’Aeronautica, se ci sono voluti anni per ottenere il via libera ad impiegare munizionamento guidato contro ripetitori ed antenne radio….
Qualora invece, con un insperato scatto di orgoglio, si assumesse la piena consapevolezza della realtà internazionale e si volesse rendere l’Italia, anche in questo settore, un Paese un po’ più “normale”, le linee guida della riforma sarebbero evidenti.
Il nostro strumento militare, nel suo complesso, dovrebbe risultare numericamente ridotto ma tecnologicamente evoluto, tenere conto più delle necessità della geo-politica che della salvaguardia di equilibri consolidati e logiche di settore.
Non è questa la sede per entrare nei dettagli numerici della trasformazione, tuttavia a nostro avviso nelle Forze Armate del futuro un ruolo preminente dovrà essere assegnato all’Aeronautica, per l’intrinseca flessibilità, la grande efficacia strategica, il forte potere dissuasivo e la capacità di operare in aree di crisi, anche senza il coinvolgimento diretto di nostre truppe sul terreno, ben più oneroso, pericoloso e politicamente impegnativo.
La sostituzione di Tornado ed AMX con macchine moderne da acquisire in numeri adeguati è, in tale ottica, una decisione di capitale importanza. Che tale rimpiazzo sia rappresentato dall’F35, dall’Eurofighter Typhoon o da un altro aereo è questione tecnica ed industriale importante, ma che non inficia l’assoluta necessità strategica del rinnovo operativo.
Certa la scelta “americana” presenta problemi tecnici, incognite temporali e svantaggi industriali, ma anche il nostro buon Typhoon non è certo a buon mercato e, per non farci mancare nulla, ha manifestato recentemente difetti di produzione nella parte posteriore della fusoliera che potrebbero provocare cedimenti strutturali e limitare la vita utile dell’aereo. La Luftwaffe ha dimezzato a titolo cautelativo le previsioni di vita dei propri Eurofighter da 3000 a 1500. (sarà interessante vedere se queste notizie negative avranno la stessa diffusione di quelle relative all’F35…)
Per quanto riguarda la Marina, di cui ovviamente va garantita la sopravvivenza con un flusso adeguato di nuove costruzioni, si dovrà prevedere in tempi brevi l’adozione di un missile da crociera a lungo raggio per l’attacco in profondità ad obiettivi strategici (il candidato più ovvio è lo Scalp Naval francese). Inoltre andrà valutata, senza tabù, l’effettiva convenienza, in un’ottica di scrupoloso controllo del rapporto costo/benefici, del mantenimento di una linea di volo ad ala fissa imbarcata di entità così ridotta. Quali oneri è lecito sostenere per poter disporre di una mezza dozzina di F35B operativi?
Le forze terrestri dovranno essere numericamente ridotte, ma con marcate capacità di intervento a distanza e con breve preavviso. Il loro effettivo schieramento dovrà rispondere a precisi requisiti strategici dettati dall’interesse nazionale: niente lunghe ed onerose missioni di stabilizzazione in aree non vitali per il Paese. A queste, semmai, dovrà essere garantito un contributo di qualità rappresentato da assetti pregiati (aerei, elicotteri, droni, Forze Speciali), lasciando ad altri contingenti ed alle truppe locali i compiti generici.
Le forze Armate, così ridefinite, saranno composte da un numero assai più ridotto di effettivi, permettendo in tal modo di spostare progressivamente risorse dal settore del personale agli investimenti e soprattutto all’esercizio, per forze effettivamente di qualità e non di facciata.
L’urgenza della trasformazione imporrebbe provvedimenti straordinari per giungere in tempi brevi ai nuovi equilibri numerici e realizzare riduzioni di organici che, soprattutto nel caso dell’Esercito, sarebbero consistenti.
A tal fine andranno valutati in modo pragmatico ed innovativo tutti gli strumenti normativi, dal prepensionamento alla collocazione in congedo straordinario (il famoso “scivolo”) con la corresponsione di una specifica indennità, corrispondente ad una certa percentuale dello stipendio e cumulabile con altri redditi.
Un provvedimento doloroso, certo, ma che avrebbe il pregio, con un modesto sacrificio, di permettere la chiusura in tempi brevi di enti e reparti non più necessari, di ridisegnare la nuova pianta delle unità destinate a rimanere in vita e di realizzare un immediato recupero di risorse. Si tratta di riprendere ed ampliare proposte già formulate e poi lasciate decadere per l’opposizione degli organismi di rappresentanza.
Naturalmente dovranno essere ulteriormente potenziare le disposizioni legislative vigenti o in corso di attuazione che regolano il passaggio del personale in esubero verso altre amministrazioni, rendendo obbligatori tali trasferimenti. […]

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difesa, italia, sicurezza nazionale

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