Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

I futuri equilibri mondiali

Published by Silendo on Agosto 14, 2014

Il sempre bravo Ian Bremmer ha scritto una breve riflessione sui possibili percorsi nei rapporti tra Occidente, Russia e Cina, pubblicata sul Corriere della Sera di oggi.

La Russia e l’Occidente hanno imboccato un sentiero che conduce a un confronto pericoloso e senza via d’uscita. I combattimenti nell’est dell’Ucraina si intensificheranno nelle prossime settimane, e l’introduzione, probabilmente entro settembre, di sanzioni europee e americane ancor più dure avranno un impatto negativo sull’economia russa. Malgrado l’aggravarsi delle tensioni, tuttavia, non siamo (ancora) davanti a una nuova Guerra fredda. E i motivi sono due. Innanzitutto, gli Stati Uniti e l’Europa non nutriranno mai, nei confronti dell’Ucraina, quell’interesse che infiamma invece Mosca. Ancor più importante è il fatto che la Russia non è l’Unione Sovietica, essendo venuti a mancare l’antico potere seduttivo dell’ideologia, la capacità militare globale e la rete delle alleanze. Mosca non ha i mezzi per proiettare la sua potenza su scala globale.
C’è però un evento che potrebbe rendere molto più probabile una nuova forma di Guerra fredda. Nell’eventualità, tuttora poco plausibile, che la Cina decidesse di allineare i suoi interessi con quelli russi, il rischio di un grande scontro tra potenze aumenterebbe rapidamente e in misura sostanziale. Tornerò su questo punto tra poco.

Il conflitto della Russia con l’Occidente sull’Ucraina si farà più minaccioso. Misure sanzionatorie più drastiche da parte di Stati Uniti ed Europa non cambieranno l’approccio russo, poiché Putin ha deciso che questo Paese debba restare nell’orbita russa per trasformarsi prima o poi in un elemento cruciale della sua «Unione eurasiatica», l’alleanza economica che oggi comprende il Kazakistan e la Bielorussia. Putin vorrebbe trasformare questa comunità economica in un’unione politica e militare.
A questo scopo, deve bloccare il tentativo dell’Ucraina di aderire all’Europa e può farlo soltanto creando instabilità nell’assetto politico ed economico del Paese – quanto basta per costringerlo a riscrivere la costituzione, attribuendo ai governi regionali maggior peso nelle decisioni di politica estera e commerciale. Tramite gli alleati di Mosca nelle province di Donetsk e di Luhansk, questa modifica costituzionale consentirebbe alla Russia di imporre il suo veto al sogno europeo di Kiev.

A complicare la situazione è il fatto che il presidente ucraino Petro Poroshenko debba affrontare pesanti pressioni da parte dei suoi sostenitori nelle regioni occidentali e centrali dell’Ucraina per non cedere di un millimetro nella lotta di Kiev contro i separatisti filorussi e i loro alleati di Mosca. Le forze governative continueranno nella loro avanzata verso est. Putin non può permettere che le forze ucraine infliggano una sconfitta definitiva ai ribelli, poiché la capacità di Kiev di stabilire il suo predominio militare rischierebbe di spingere i separatisti oltre confine, in territorio russo, aggravando i costi per Mosca e privando il Cremlino delle sue ultime leve utili in terra ucraina.
Il vincitore di questo conflitto è la Cina. Con l’escalation militare in Ucraina che allarga il fossato tra Russia e Occidente, Mosca si volgerà verso l’Asia in generale e Pechino in particolare. A maggio, Russia e Cina hanno firmato un contratto storico per la fornitura di gas – un accordo trentennale da 400 milioni di dollari – le cui trattative si trascinavano da anni. Putin ha segnato la vittoria diplomatica che gli stava a cuore, dimostrando ad americani ed europei che la Russia ha altri partner commerciali. Pechino ha spuntato il prezzo che voleva per assicurarsi forniture energetiche a lungo termine, e continuerà a trattare con Mosca in altri settori commerciali da una posizione di forza.

Al momento, la Cina cercherà di attenuare qualsiasi screzio nei rapporti con Ue e Usa, i suoi principali partner commerciali. Le esigenze dell’ambizioso programma di riforme economiche varato dalla Cina richiedono un clima di stabilità internazionale, senza il quale non è possibile assicurare al Paese una crescita economica regolare. Eppure, i migliorati rapporti tra Cina e Russia continueranno a meritare grande attenzione da parte delle potenze occidentali. A Pechino importa poco dell’Ucraina, ma i suoi leader non vogliono vedere la Russia spinta nell’angolo da americani ed europei. L’atteggiamento risentito dell’Occidente nei confronti della Cina incoraggerà Pechino ad aiutare i russi nel momento del bisogno.
Più preoccupante è invece l’ipotesi che il programma cinese di riforme, senza precedenti per portata e complessità, possa deragliare, provocando disordini sociali in Cina al punto da indurre Pechino a scatenare una guerra per raccogliere attorno a sé il sostegno della popolazione. Il bersaglio più probabile delle provocazioni cinesi è il Giappone, alleato fondamentale degli Usa e storico avversario della Cina. Pechino potrebbe anche esercitare pressioni sui Paesi confinanti, Vietnam e Filippine, nel Mar cinese del sud. Entrambe queste azioni rischiano di sollecitare una reazione da parte di Washington e inasprire le tensioni tra i due Paesi nel momento peggiore. In entrambi i casi, Pechino potrebbe trovare un vantaggio strategico nel migliorare i rapporti di sicurezza con Mosca.

Un’alleanza formale tra Cina e Russia è tuttavia poco probabile nel prossimo futuro. Nessuno dei due Paesi può permettersi di voltare completamente le spalle alle economie e agli investimenti occidentali; le storiche diffidenze tra Mosca e Pechino potrebbero essere difficili da superare; e i governi e le risorse dell’Asia centrale, situati tra Russia e Cina, potrebbero innescare concorrenza, anziché collaborazione. Pechino vede già che l’economia russa, dipendente dalle esportazioni energetiche, è in declino, e l’atteggiamento aggressivo di Mosca verso l’Occidente, se da un lato contribuisce a spiazzare l’America, dall’altro potrebbe costringere la Cina a fare passi diplomatici che Pechino preferirebbe evitare.
Ma questo scenario potrebbe modificarsi con l’evolversi della situazione in Cina, e i conflitti come quello in Ucraina e nei mari attorno al gigante asiatico potrebbero svilupparsi causando la nascita di collaborazioni e opportunità anche nei posti più impensati. È un rischio, questo, che occorre valutare attentamente nei mesi e negli anni a venire.

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affari strategici, cina, russia, stati uniti

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