Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

La nuova strategia delle Brigate Al Aqsa Colpire gli israeliani per indebolire Hamas

Published by Silendo on Aprile 2, 2006

dal Corsera del 1 aprile, di D. Frattini

GERUSALEMME – E’ il giovane a portare il vecchio sulla schiena, ma dalle urla della folla è subito chiaro chi stia sopra e chi sotto. Quando Abu Mazen si è presentato alle porte di Jenin per tenere un discorso, ha dovuto chiedere il permesso, aspettare per ore ed entrare con l’unico lasciapassare ritenuto legittimo: le spalle di Zakariya Zubeidi. Che si è caricato il raìs in groppa e lo ha trasportato per le strade polverose del campo profughi in Cisgiordania.
E’ successo più di un anno e mezzo fa. Abu Mazen era in campagna per diventare presidente, Hamas non aveva ancora vinto le elezioni. Oggi che i fondamentalisti sono al governo e il leader lotta per conservare i suoi poteri, Zubeidi non concederebbe neppure quella passeggiata. «Dopo la vittoria di Hamas, Abu Mazen è passato alla storia», ha commentato in una lunga intervista al giornale tedesco Welt am Sontag . A 29 anni è il capo delle Brigate Al Aqsa a Jenin e il leader dei «giovani leoni», la nuova generazione di militanti del Fatah che combatte contro Israele e contro i veterani del partito («hanno parlato, parlato, parlato e non hanno mai combinato niente»).
Sono loro a preoccupare lo Shin Bet israeliano: la sconfitta alle elezioni sta spingendo la fazione a radicalizzarsi per riconquistare attraverso gli attentati il prestigio perduto tra i palestinesi. Con qualche alleanza inaspettata. «Vogliamo stringere i nostri legami con la Jihad islamica. Hamas non realizzerà attacchi per mesi, forse anni. Noi e la Jihad dobbiamo prenderne il ruolo». Armi, denaro e addestramento sarebbero forniti dall’Iran attraverso gli sciiti libanesi dell’Hezbollah: «Senza l’aiuto dei nostri fratelli non avremmo potuto continuare la battaglia. Coordiniamo con loro le nostre operazioni militari», ha rivelato Zubeidi.
Il kamikaze che ha colpito giovedì notte a Kedumim arrivava dal campo rifugiati di Balata, vicino a Nablus, dove l’esercito israeliano ha arrestato nelle scorse settimane due palestinesi che hanno raccontato di essere stati contattati da uomini di Al Qaeda per costituire un gruppo in Cisgiordania. «E’ come se i ruoli si fossero invertiti – notano gli analisti di Stratfor -. Ora le Brigate Al Aqsa cercano di creare problemi ad Hamas. Prima o poi il governo dovrà provare a fermare i militanti e questo intaccherà le credenziali dei fondamentalisti come movimento di resistenza nazionale. Cresceranno anche le tensioni tra i leader di Fatah e Hamas, ma Abu Mazen si giustificherà sostenendo che si tratta di frange estreme, ormai fuori dalla fazione e incontrollabili».
Non tutti i capi delle Brigate sembrano d’accordo sulla strategia. «L’attentato di Kedumim è contro gli interessi palestinesi – avverte Sala El Jani, militante di Nablus -. Le istruzioni a tutte le cellule erano chiare: niente attacchi in questo periodo». Abu Nasser, tra i comandanti a Balata, minaccia invece una Terza Intifada. «E’ solo questione di tempo e arriverà l’ordine per ricominciare con l’ondata di attentati. Non siamo pronti a rispettare una tregua dichiarata da Hamas e non ci fermeremo neppure se ce lo chiederanno. Quand’eravamo al potere, eravamo costretti a rispettare di più le indicazioni e le strategie della nostra leadership politica. Adesso che abbiamo perso le elezioni, perché dovremmo obbedire? E agli ordini di chi? Di Hamas?».
Le Brigate Al Aqsa e la Jihad Islamica si sarebbero riorganizzate malgrado le operazioni dell’esercito israeliano nel nord della Cisgiordania e gli omicidi mirati, come quello di Hammouda Shatiwi a Balata. Nei giorni scorsi un ragazzo di 18 anni è stato fermato nella valle del Giordano con una cintura carica di 20 chili d’esplosivo. Martedì, mentre gli israeliani votavano, i primi Katyusha sono stati lanciati verso Ashkelon dal nord di Gaza: i razzi, costruiti in Iran, hanno un raggio doppio rispetto ai Qassam (20 chilometri) e sarebbero entrati nella Striscia dall’Egitto, dopo il ritiro di Tsahal.
Concentrando gli attacchi – spiegano gli analisti – gli estremisti hanno cercato di influenzare le elezioni nello Stato ebraico. «Chi vorrei come premier? Benjamin Netanyahu, perché mostra il vero volto di Israele. E proverò a dargli una mano», aveva commentato Zubeidi indicando una cintura da kamikaze.

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hamas, palestina, terrorismo

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