Studi Strategici ed Intelligence… for dummies

La sfida di Hamas ad Abu Mazen e al processo di pace

Published by Silendo on Maggio 18, 2005

dal Foglio del 17 maggio, di Anna Barducci

Roma. “Niente di buono uscirà fuori da queste elezioni per Israele”, così titola l’articolo Danny Rubinstein, analista israeliano, su Haaretz, riferendosi alle legislative palestinesi. Il testa a testa tra Hamas e Fatah alle municipali del 5 maggio, in 76 Comuni della West Bank e in otto di Gaza, ha visto sia la vittoria del presidente Abu Mazen sia un’affermazione del gruppo armato in centri importanti come Qalqilyia e Betlemme, che da roccaforte cristiana, si sta trasformando in centro di sostenitori dei movimenti islamici. Nel primo round delle municipali, iniziato a dicembre in Cisgiordania, Fatah aveva guadagnato il maggior numero di seggi, nonostante il gruppo armato avesse ottenuto un ottimo risultato.
Nelle elezioni di gennaio a Gaza, invece, Hamas aveva vinto con il massimo dei voti. In questi giorni – mercoledì si decide – nell’Autorità nazionale palestinese si discute se posporre o no le legislative previste per il 17 luglio. Hamas ha infatti buone chance, se non di battere Fatah, di diventare un forza chiave all’interno dell’Anp. Il gruppo islamico ha però già fatto capire che rimandare le elezioni significa violare gli accordi raggiunti al Cairo sul “cessate il fuoco”.
“Se Hamas parteciperà alle legislative, mantenendo il suo braccio militare – ha detto Raanan Gissin, consigliere del premier israeliano Ariel Sharon – non ci sarà alcuna possibilità di andare avanti col processo di pace”. Abu Mazen però non vuole né arrivare allo scontro col gruppo armato né vuole un intervento israeliano. “La cosa strana”, dice Ze’ev Schiff, analista militare, “è che il rais non reagisce nemmeno contro i piccoli movimenti, che violano la tregua.
Non stupiamoci, quindi, se qualcuno in Israele sospetta che ci sia un accordo segreto tra Hamas e alcuni gruppi di Fatah”. Secondo Kenneth Stein, docente di Storia contemporanea del medio oriente alla Emory University di Atlanta, l’esito delle elezioni dipenderà dalla strategia di Abu Mazen.
“La maggior parte della popolazione è s anca della vecchia guardia, così come della corruzione che dilaga in Fatah – dice al Foglio Stein – Hamas, grazie anche al monopolio dei servizi sociali, rappresenta l’unica scelta possibile. La carta vincente di Abu Mazen potrebbe essere quella di presentare volti nuovi”. Hamas vuole ottenere quello che ha avuto Arafat: “In una mano tenere stretta la pistola e con l’altra gestire il potere”. Stein afferma però che il gruppo terroristico “potrebbe scendere a compromessi una volta al potere”. Molti a Gerusalemme non sembrano esserne convinti: Hamas ha dimostrato di essere sì capace di fare scelte anche pragmatiche, ma di non volere abbandonare la lotta contro Israele. “La tahdiah (la calma) è solo un escamotage all’interno dei nostri piani di resistenza”, ha affermato Khaled Mashaal, leader di Hamas a Damasco. Sul canale degli Hezbollah, al Manar, Mahmoud al Zahar, capo del gruppo a Gaza, ha ribadito: “La liberazione della Palestina dal Mediterraneo alle rive del Giordano è una sacra verità in cui noi crediamo”. “Hamas – dice Stein – vuole ottenere i ministeri del Culto religioso, dell’Interno e probabilmente anche degli Affari sociali”.
Ma il Ministero del Culto controlla le moschee, dalle quali quasi ogni venerdì viene letto un sermone contro lo Stato ebraico.
“Il ritiro da Gaza sarà un evento storico. Il problema sarà vedere quello che accadrà dopo che Israele lascerà Gush Katif. Abu Mazen dovrà essere capace di gestire la sicurezza nei territori. I palestinesi, il 9 di gennaio, hanno avuto per la prima volta elezioni democratiche.
La democrazia da sola però non sfama un popolo e il rais, per mantenere il potere, deve garantire uno sviluppo economico adeguato”, conclude Stein. Intanto Abu Mazen ha affermato che non rinuncerà mai “al legittimo diritto del ritorno dei rifugiati” e si è chiesto, al summit tra paesi arabi e sud americani di Brasilia, se Israele creda nella democrazia.
Da Tunisi si fa sentire anche Farouq Qaddumi, leader di Fatah, affermando che le relazioni con il rais, accusato di essere sottomesso ai diktat israelo-americani, sono seriamente rovinate. Abu Mazen è solo, ha migliorato la sicurezza, ma i missili continuano a cadere su Israele. Sharon accusa inoltre il rais di non aver smantellato le organizzazioni terroristiche. A Gerusalemme si auspica un incontro tra i due leader, prima del viaggio di Abu Mazen a Washington, il 26 di maggio.

Posted in: Blog
Tagged:
hamas, israele, palestina, terrorismo

Chi Sono

Silendo

Un appassionato di relazioni internazionali e studi strategici. In particolar modo di questioni connesse con l'intelligence.
Per contattarmi:
info@silendo.org

Leggi tutto...

Accedi

Tweet di @Silendo_org

Archivio

Categorie

Tags

affari strategici afganistan algeria al qaeda arabia saudita australia cina criminalità organizzata cyber-mf difesa egitto estremismo francia germania gran bretagna guerriglia hamas hezbollah india intelligence iran iraq ISIS israele italia Leadership e classe dirigente libano libia libri medio-oriente minkiate nato nucleare e risorse energetiche pakistan palestina russia sentimenti sicurezza nazionale siria somalia stati uniti strategic foresight studi di intelligence terrorismo turchia

Blogroll

  • Affari Internazionali
  • Agentura
  • American Enterprise Institute
  • ANSSI
  • AOL Defense
  • Arms Control Wonk
  • Asia Centre
  • Asia Times
  • Aspen Institute Italia
  • ASPI
  • Atlantic Council
  • Baker Institute
  • Banca d'Italia
  • BBC
  • Belfer Center
  • Bellingcat
  • Bertelsmann Foundation
  • BESA Center
  • Bibliografia sull'intelligence
  • Bloomberg
  • Bloomberg View
  • Brookings Institution
  • Bruegel
  • Carnegie Endowment
  • Carnegie Middle East Center
  • Carnegie Moscow Center
  • CASD
  • Center for a New American Security
  • Center for Economic Policy Research
  • Center for European Reform
  • Center for Naval Analyses
  • Center for Nonproliferation Studies
  • Centre d'Analyse Stratégique
  • Centro Einaudi
  • Centro Studi Confindustria
  • CEPR
  • CF2R
  • Chatham House
  • China Leadership Monitor
  • CISAC
  • Combating Terrorism Center
  • Comparative Strategy
  • COPASIR
  • Corriere della Sera
  • Council on Foreign Relations
  • CSBA
  • CSFRS
  • CSI – CIA
  • CSIS
  • CSS
  • CSS Strategic Trends Analysis
  • Danger Room
  • DCAF
  • Defence News
  • East online
  • ECFR
  • ECIR
  • Economist
  • Egmont Institute
  • Epistemes
  • EsadeGeo
  • ESPAS
  • EU Institute for Security Studies
  • Eurasianet
  • European Policy Centre
  • Fareed Zakaria
  • FAS
  • FAS – CRS
  • FAS – DNI
  • Fas – Strategic Security Blog
  • Financial Times
  • Foreign Affairs
  • Foreign Policy
  • Foreign Policy – National Security
  • FPRI
  • FRS
  • FSI – Stanford
  • Geneva Centre for Security Policy
  • German Council on Foreign Relations
  • German Marshall Fund
  • Global Trends 2030
  • Globalsecurity.org
  • Governo italiano
  • H-Net
  • Harvard International Review
  • HCSS
  • Heritage Foundation
  • Horizon Scanning Centre
  • Horizon Scanning Centre – Toolkit
  • House Armed Services Committee
  • House Committee on Homeland Security
  • House Committee on International Relations
  • House Intelligence Committee
  • HSPI
  • https://sinocism.com/
  • Hudson Institute
  • IAEA
  • IDSA
  • IEA
  • IFRI
  • IHEDN
  • IISS
  • IMF
  • INET
  • Infinity Journal
  • Infoguerre
  • INSS – Israele
  • INSS – USA
  • Institute for Government
  • Intelligence & National Security
  • Intelligence Studies Section
  • IntellNews
  • International Crisis Group
  • International Journal of Intelligence and Counterintelligence
  • International Security
  • International Security Studies
  • IRIS
  • ISIS
  • Istituto Affari Internazionali
  • Istituto Italiano di Studi Strategici
  • Jamestown Foundation
  • JFK School of Government
  • JFQ
  • Joshua Rogin
  • Journal of Military and Strategic Studies
  • Journal of Strategic Security
  • Journal of Strategic Studies
  • Kings of War
  • Lowy Institute
  • LSE IDEAS Blog
  • Macro Polo
  • McKinsey Global Institute
  • Mercator Institute
  • Merlin
  • Military Review
  • Miller Center
  • MIT Center
  • Munich Security Conference
  • National Bureau of Asian Research
  • National Defense Intelligence College
  • National Intelligence Council
  • National Interest Online
  • National Security Archive
  • National Security Journal
  • Naval War College Review
  • NCTC
  • New America Foundation
  • New York Times
  • Newsweek
  • Nixon Center
  • Notre Europe
  • OCSE
  • ODNI
  • On Think Tanks
  • Orbis
  • Oxford Analytica
  • Oxford Intelligence Group
  • Papers – APSA
  • Papers – ISA
  • Parameters
  • Perspectives on Terrorism
  • Peter Bergen
  • Peterson Institute
  • Phillips P. Obrien
  • Proceedings
  • Project 2049
  • Project Syndicate
  • Public Intelligence
  • RAND
  • Real Instituto Elcano
  • Reuters
  • Robert Kaplan
  • RSIS
  • RUSI
  • Secrecy News
  • Security Studies
  • Senate Armed Services Committee
  • Senate Committee on Foreign Relations
  • Senate Committee on Homeland Security
  • Senate Committee on Intelligence
  • Sentinel
  • SGDSN
  • Silicon Continent
  • SIPRI
  • SISR – Intelligence italiana
  • Source&Methods
  • South Asia Analysis Group
  • Spiegel International
  • Stephen Walt
  • Stimson Center
  • Strategic & Defence Studies Centre
  • Strategic Studies Institute
  • Strategic Studies Quarterly
  • Strategika
  • Stratfor
  • Studies in Conflict & Terrorism
  • Terrorism and Political Violence
  • The Back Channel
  • The Diplomat
  • The Interpreter
  • The Overoholt Group
  • The Strategist
  • The Strategy Bridge
  • Time
  • Transatlantic Academy
  • U.S.-China Commission
  • UN Millennium Project
  • Venus in Arms
  • VOX
  • Wall Street Journal
  • War on the Rocks
  • Washington Institute for Near East Policy
  • Washington Post
  • WCFIA – Harvard
  • Wilson International Center
  • World Economic Forum
Locations of visitors to this page
© 2026 SILENDO Design & Dev by Artemida Srl